Aldo Locatelli (1904–1945)
Un uomo di Pozzuolo Martesana che scelse la Resistenza
Saggio a cura di: MG
Pubblicato il: 11/06/2026
Aldo Locatelli nacque l'11 novembre 1904 a Pozzuolo Martesana, in una famiglia contadina della pianura milanese. Cresciuto nel mondo agricolo, assimilò quei valori di solidarietà, senso del dovere e aiuto reciproco che caratterizzavano la civiltà rurale lombarda del primo Novecento.
Negli anni successivi si trasferì in Lomellina, dove divenne fattore presso la Cascina Carlina di Pieve Albignola. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, la cascina si trasformò in un importante punto di appoggio per la Resistenza: vi trovavano rifugio renitenti alla leva, militari sbandati, prigionieri alleati fuggiti dai campi di internamento e partigiani impegnati nella lotta contro il nazifascismo. Locatelli partecipò attivamente a questa rete clandestina, contribuendo all'organizzazione logistica e all'assistenza dei perseguitati.
Il 27 agosto 1944 la rete resistenziale venne tradita da una delazione. La Cascina Carlina fu circondata da militi della Brigata Nera "Alfieri" e da soldati tedeschi. Durante la perquisizione furono trovati armi e prigionieri alleati nascosti. Aldo Locatelli venne arrestato insieme al proprietario della cascina, Guido Panigadi. Secondo le testimonianze tramandate, rischiò di essere fucilato sul posto e si salvò soltanto grazie all'intervento disperato dei suoi figli, che si gettarono ad abbracciarlo davanti agli uomini armati.
Cominciò così il tragico percorso che accomunò migliaia di deportati politici italiani. Dopo il carcere di Pavia fu trasferito a San Vittore, a Milano, dove subì interrogatori e violenze. Passò quindi per Verona e per il campo di smistamento di Bolzano, prima di essere deportato nel lager di Mauthausen concentration camp, dove ricevette il numero di matricola 110304. Successivamente venne assegnato al sottocampo di Melk, destinato ai lavori forzati in condizioni durissime.
Anche nel lager Locatelli dimostrò grande umanità. Le testimonianze ricordano come cercò di assistere l'amico Guido Panigadi, ormai gravemente malato. Per stargli vicino riuscì persino a introdursi clandestinamente nell'infermeria del campo, nascondendosi sotto il letto dell'amico e condividendone gli ultimi giorni di vita.
Aldo Locatelli morì il 26 aprile 1945, a pochissimi giorni dalla liberazione del complesso concentrazionario di Mauthausen da parte delle truppe alleate. Le fonti non concordano completamente sul luogo esatto del decesso, indicando alternativamente Melk o Ebensee, ma sono unanimi sulla data e sul fatto che la morte fu conseguenza delle terribili condizioni di prigionia.
Oggi il suo nome è ricordato attraverso pietre d'inciampo, lapidi commemorative e nei registri della memoria conservati da ANPI e ANED. Pur avendo combattuto lontano dalla sua terra natale, Aldo Locatelli rappresenta ancora una delle figure più significative della memoria civile di Pozzuolo Martesana: un uomo comune che, di fronte alla dittatura e alla guerra, scelse di aiutare gli altri e pagò quella scelta con la vita.
Aldo Locatelli non impugnò la storia per diventare un eroe. Fece ciò che riteneva giusto: dare rifugio a chi era perseguitato, aiutare chi aveva bisogno, non voltarsi dall'altra parte. Per questo fu arrestato, deportato e ucciso. Oggi il suo nome ci ricorda che la libertà non è nata da uomini straordinari, ma dal coraggio quotidiano di persone semplici che, quando arrivò il momento di scegliere, scelsero la parte giusta.
Negli anni successivi si trasferì in Lomellina, dove divenne fattore presso la Cascina Carlina di Pieve Albignola. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, la cascina si trasformò in un importante punto di appoggio per la Resistenza: vi trovavano rifugio renitenti alla leva, militari sbandati, prigionieri alleati fuggiti dai campi di internamento e partigiani impegnati nella lotta contro il nazifascismo. Locatelli partecipò attivamente a questa rete clandestina, contribuendo all'organizzazione logistica e all'assistenza dei perseguitati.
Il 27 agosto 1944 la rete resistenziale venne tradita da una delazione. La Cascina Carlina fu circondata da militi della Brigata Nera "Alfieri" e da soldati tedeschi. Durante la perquisizione furono trovati armi e prigionieri alleati nascosti. Aldo Locatelli venne arrestato insieme al proprietario della cascina, Guido Panigadi. Secondo le testimonianze tramandate, rischiò di essere fucilato sul posto e si salvò soltanto grazie all'intervento disperato dei suoi figli, che si gettarono ad abbracciarlo davanti agli uomini armati.
Cominciò così il tragico percorso che accomunò migliaia di deportati politici italiani. Dopo il carcere di Pavia fu trasferito a San Vittore, a Milano, dove subì interrogatori e violenze. Passò quindi per Verona e per il campo di smistamento di Bolzano, prima di essere deportato nel lager di Mauthausen concentration camp, dove ricevette il numero di matricola 110304. Successivamente venne assegnato al sottocampo di Melk, destinato ai lavori forzati in condizioni durissime.
Anche nel lager Locatelli dimostrò grande umanità. Le testimonianze ricordano come cercò di assistere l'amico Guido Panigadi, ormai gravemente malato. Per stargli vicino riuscì persino a introdursi clandestinamente nell'infermeria del campo, nascondendosi sotto il letto dell'amico e condividendone gli ultimi giorni di vita.
Aldo Locatelli morì il 26 aprile 1945, a pochissimi giorni dalla liberazione del complesso concentrazionario di Mauthausen da parte delle truppe alleate. Le fonti non concordano completamente sul luogo esatto del decesso, indicando alternativamente Melk o Ebensee, ma sono unanimi sulla data e sul fatto che la morte fu conseguenza delle terribili condizioni di prigionia.
Oggi il suo nome è ricordato attraverso pietre d'inciampo, lapidi commemorative e nei registri della memoria conservati da ANPI e ANED. Pur avendo combattuto lontano dalla sua terra natale, Aldo Locatelli rappresenta ancora una delle figure più significative della memoria civile di Pozzuolo Martesana: un uomo comune che, di fronte alla dittatura e alla guerra, scelse di aiutare gli altri e pagò quella scelta con la vita.
Aldo Locatelli non impugnò la storia per diventare un eroe. Fece ciò che riteneva giusto: dare rifugio a chi era perseguitato, aiutare chi aveva bisogno, non voltarsi dall'altra parte. Per questo fu arrestato, deportato e ucciso. Oggi il suo nome ci ricorda che la libertà non è nata da uomini straordinari, ma dal coraggio quotidiano di persone semplici che, quando arrivò il momento di scegliere, scelsero la parte giusta.