L'organo di alta guida scientifica, culturale e istituzionale della nostra Accademia.
L’Accademia dei BRANDACUJUN è una ACCIOCIACIONE CULTURALE fondata durante un malessere intestinale elencato fra i sintomi del Covid 19, in quel di Pozzuolo Martesana, che nei giorni di vento sembra quasi una città vera e nei giorni senza vento sembra… appunto, Pozzuolo Martesana.
La leggenda vuole che una sera, durante uno stato di vigile attesa, mentre la luna era distratta e la nebbia cercava parcheggio, quattro individui — ciascuno dei quali avrebbe dovuto essere altrove — si sedettero allo stesso tavolo e fondarono un’Accademia.
Non un’Accademia qualunque, ma un tempio del Pensiero BRANDACUJUN, una Acciociacione in grado di prendere tutto sul serio ma con la faccia di chi non lo fa mai.
“Cent còo, cent crap; cent cù, ducent ciap.”
Da anni trapiantato in Inghilterra, Sergio gestisce aziende high-tech con la stessa naturalezza con cui un gatto gestisce un divano nuovo: dominandolo subito a graffi e pisciatine territoriali. È un uomo imponente, nel modo bonario in cui lo sono gli orsi che hanno studiato economia.
Proprio per questo, nell’Accademia, è stato nominato Magrissimo Rettore, perché in certe confraternite il titolo dev’essere l’opposto di ciò che sei, per mantenere l’equilibrio cosmico.
Sergio parla poco, ma quando parla, metà del Regno Unito trema e l’altra metà prende appunti. Tranne gli Irlandesi, ma questa è un’altra storia.
Ex sbirro di periferia, Maurizio potrebbe interrogare un cactus e ottenere comunque una confessione firmata. Progetta iniziative inutilissime per l’Accademia con piglio fermo ma sorriso elastico (fornitogli dal Brandadottore), e nelle riunioni tiene il martelletto del potere: un cucchiaio di legno intagliato da un vecchio falegname di nome Geppetto della Binaga. Nominato Brandacapo, decide, presiede, modera, ignora, rilancia e ogni tanto proclama festivi i martedì senza una ragione apparente.
Silvio arriva da Alba, patria del tartufo, del vino e delle persone che parlano piano ma pensano forte.
Ex sindaco del paese, ex redattore capo et unico lettore della gloriosa rivista L’Urlo di Pozzuolo (1973-1978) — che si distingueva per avere più punti esclamativi che articoli — Silvio è noto per il suo fascino pericoloso. Una volta, si dice, fece innamorare una spada laser semplicemente guardando insistentemente Rey Skywalker.
Nell’Accademia ricopre il ruolo di Brandabello, non perché sia bello in senso oggettivo, ma perché quando appare, tutti dicono: “Oh bello, è arrivato Silvio!”.
Non fategli bere lo Jägermeister.
Dentista per una vita intera, Claudio ha visto più bocche chiuse di un ispettore dell’antimafia di Palermo. Da quando è in pensione, ha deciso che la sua missione è guarire l’Accademia dalle sue stesse idee. Porta sempre con sé un kit medico, ma a volte ci trova dentro un salame, altre volte un cacciavite, altre volte un manuale di psicoanalisi per pesci rossi. Nominato Brandadottore, è l’unico in grado di diagnosticare malattie come la “Sindrome da Sovrafflato Creativo” o il “Raffreddore Metafisico a Sinistra”.